La cosmeticoressia è entrata nelle case di molte famiglie italiane prima ancora di avere un nome. Bambine di 10, 11, 12 anni — a volte anche meno — che acquistano sieri anti-età, maschere viso e creme per adulti, spinte da trend virali e micro-influencer giovanissime. Un fenomeno che cresce in silenzio, alimentato dai social e da un’industria cosmetica che ha scelto di non porgli limiti.
Fino ad ora.
L’ Antitrust italiano ha fatto quello che in molti aspettavano: ha aperto un’indagine ufficiale. E il tema delle bambine e dei cosmetici non è più solo una conversazione tra genitori preoccupati, è diventato un caso che riguarda tutti.
Come makeup artist che lavora anche con ragazze giovani, sento il bisogno di dire la mia. Non per commentare l’indagine, ma per raccontare cosa significa insegnare il trucco in modo sano, consapevole e rispettoso dell’età di chi hai davanti.
Cosa ha fatto l’AGCM e perché è importante
Il 27 marzo 2026, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato due istruttorie nei confronti di Sephora Italia, Benefit Cosmetics e LVMH per possibili pratiche commerciali scorrette. Al centro dell’indagine c’è l’accusa di aver promosso prodotti cosmetici per adulti a bambini e adolescenti — anche sotto i 10 anni — senza comunicare in modo chiaro che quei prodotti non sono testati né destinati ai minori, e anzi favorendone l’acquisto compulsivo attraverso strategie di marketing sui social.
Il termine che descrive questo fenomeno è cosmeticoressia: un’ossessione per la cura della pelle che colpisce fasce d’età sempre più giovani, alimentata da modelli estetici irrealistici e da un’industria che ha scelto di cavalcare l’onda invece di porle un limite.
Non è solo una questione commerciale. Dermatologi e pediatri segnalano da tempo che ingredienti attivi come retinolo, acidi esfolianti e peptidi — presenti in molti prodotti di tendenza — sono formulati per pelli mature e possono causare danni seri su pelli ancora in sviluppo: irritazioni, dermatiti, alterazioni della barriera cutanea.
L’AGCM ha riconosciuto questa dimensione esplicitamente: il problema investe la salute pubblica, non solo le pratiche di marketing . Puoi leggere il comunicato ufficiale qui.
Cosa significa tutto questo per noi
Potremmo fermarci qui, alla notizia. Ma quello che mi interessa davvero è la domanda che sta sotto: come si insegna il makeup a una bambina in modo sano, consapevole, adatto alla sua età?
Perché quella domanda la conosco bene. La vivo ogni settimana.
Cosa faccio io nelle lezioni con le più giovani
Da anni tengo lezioni di selfmakeup anche a bambine e ragazze giovani e l’approccio è esattamente opposto a quello che l’Antitrust sta contestando ai grandi brand.
Il mio punto di partenza non è mai il prodotto. È la persona.
Con le bambine e le pre-teen, il lavoro che faccio è prima di tutto educativo: insegno cosa è la pelle, come funziona, di cosa ha bisogno in quella fase della vita. Insegno la differenza tra un prodotto pensato per loro e uno pensato per una pelle adulta. Insegno che il trucco, a quell’età, può essere gioco, espressione, creatività, ma non deve diventare una maschera, né un obbligo, né una corsa verso un’estetica adulta che non appartiene loro.
Il messaggio che porto in ogni lezione è semplice ma profondo: sei già abbastanza. Il trucco non ti migliora , ti esprime.
Questo significa che con una bambina di 10 anni non utilizzo fondotinta coprente, non parlo di anti-età, non creo routine da 12 step. Parliamo di idratazione leggera, di un velo di colore sulle labbra se lo vuole, di come prendersi cura della propria pelle in modo semplice e gentile. E soprattutto parliamo di come guardarsi allo specchio con curiosità, non con critica.
Se vuoi scoprire di più su chi sono e come lavoro puoi leggerlo qui: CHI SONO?

Il problema vero non sono i cosmetici
La cosmeticoressia non nasce dai prodotti. Nasce dall’idea che una bambina debba già preoccuparsi di sembrare diversa da come è. Nasce da contenuti social che mostrano pelli “perfette” — filtrate, illuminate, rimpicciolite — come standard normali. Nasce dal fatto che nessuno ha insegnato loro a distinguere tra cura di sé e ossessione per sé.
Ed è esattamente qui che il mio lavoro trova il suo senso più profondo.
Non sono contraria al trucco per le giovani — sono contraria all’assenza di educazione intorno al trucco. C’è una differenza enorme tra una bambina che impara a conoscere il suo viso con curiosità e leggerezza, e una bambina che a 10 anni compra un siero anti-rughe perché lo ha visto su TikTok.
La prima sta imparando a stare con se stessa. La seconda sta già imparando a correggersi.
Cosa puoi fare tu, come genitore
Se hai una figlia, una nipote, una bambina vicina a te che mostra interesse per il makeup e la skincare, non ignorarlo e non vietarlo. Accompagnalo.
Parla con lei di cosa vede sui social e perché la attrae. Insegnale a leggere gli ingredienti, almeno i più basilari. Scegli insieme prodotti pensati per la sua età. E se vuoi che qualcuno la accompagni in questo percorso in modo professionale e consapevole, sai dove trovarmi.
Le lezioni di self makeup che tengo in studio a Roma sono pensate anche per questo: per dare alle ragazze giovani uno spazio sicuro dove imparare a truccarsi — e soprattutto a guardarsi — con rispetto.
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